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Perchè solo i cittadini di Parma hanno la cacerola?

Pietro Vignali è il Sindaco di Parma. Contro di lui sono scesi in piazza, a più riprese, gli indignati della città di cui Vignali è il primo cittadino. I parmensi chiedono a gran voce le sue dimissioni dopo che 11 uomini dell’amministrazione comunale di Parma, assai vicini al sindaco, sono stati arrestati durante un’operazione anticorruzione. Di fronte all’arresto dei suoi uomini più fidati per le mazzette intascate, il Sindaco ha risposto: «non lo sapevo». Invece la cittadinanza di Parma sa bene cosa vuole: le dimissioni del sindaco. E le chiedono attraverso proteste che li fanno sembrare più simili ai cacerolazo argentini che agli indignati europei. Sarà stato il buongusto dei parmensi, riconosciuto in tutto il mondo grazie al
 parmigiano e al prosciutto cotto e crudo, ad aver provocato un tale disgusto, unico in Italia, verso la corruzione operata dagli amministratori locali. Infatti di queste malefatte operate da uomini delle amministrazioni a tutti i livelli ne è piena l’intera nazione. Anzi in alcuni territori, la Puglia non è esclusa, questo genere di reati rappresentano una sorta di curriculum vitae assai apprezzato per ottenere il consenso dei partiti prima e della popolazione poi, in sede elettorale. Vi sono amministrazioni, specialmente comunali, in cui loschi individui processati e riconosciuti colpevoli per aver intascato mazzette ottengono l’appoggio da partiti, anche da quelli notoriamente “forcaioli”, per rientrare attivamente nella scena amministrativa. Altre situazioni invece vedono rientrare nelle amministrazioni pubbliche tal’altri disonesti politicanti in qualità di consiglieri personali del capo. E nessuno si indigna. Nessuno che scende in piazza con la cacerola (dallo spagnolo pentola), coperchi e cucchiai a gridare contro questi ladri, corrotti, arroganti e affaristi. Ecco perché considero l’indignazione dei manifestanti di Parma unica nel suo genere. Forse l’indignazione parmense non è causata dai gusti raffinati della popolazione ma dal fatto che lo scandalo abbia colpito una amministrazione di centro destra in una città in cui, per alcuni decenni, vi sia stato il monopolio amministrativo “rosso”. Con ciò non si vuole diluire le responsabilità di un’amministrazione attraverso il generico qualunquismo, o sviare l’attenzione sul colore politico dei poveri cittadini di Parma che hanno visto impoverirsi le casse cittadine per colpa degli amministratori. Si vuole invece portare l’attenzione su due momenti:
  1.  i casi di corruzione e di reinserimento nella scena politica e amministrativa di disonesti politicanti sono pratiche operate e operanti sia nei partiti di destra che in quelli di sinistra.
  2. l’esperienza parmense sia manifesto di una concezione, che in Italia sta risultando totalmente nuova, della vita democratica.
A Parma, infatti, si sta dimostrando che in democrazia l’impegno dei cittadini non termina all’uscita del seggio elettorale per poi subire passivamente l’azione amministrativa degli eletti; la democrazia è innanzitutto consenso: chi è eletto deve rispondere ai cittadini, i quali nel momento in cui subiscono le malefatte di chi li amministra, hanno il diritto di gridare nei modi previsti il loro dissenso, anche scendendo in piazza per battere sulla propria cacerola.

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