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A ciascuno la sua patria…..sperando che non piova


                                                                                                 Si può sperare

Che il mondo torni a quote più normali

Che possa contemplare il cielo e i fiori

Che non si parli più di dittature

Se avremo ancora un po' da vivere

La primavera intanto tarda ad arrivare

Povera patria, Franco Battiato


 Lontano da Itaca c’è UFA, capitale della Repubblica di Baschiria di Russia. Ad UFA, durante un concerto Rock il leader dei DDT, Jurij Ševčuk ha affermato: “La patria, amici, non è il culo di un presidente da leccare e baciare di continuo. La patria è una misera nonnina che vende patate alla stazione. Ecco cos'è la patria.” Questa affermazione, per la quale il rocker è stato interrogato e denunciato, hanno riportato alla mente un passo del racconto Antimonio di Leonardo Sciascia; dove un giovane siciliano, cavatore nelle miniere di zolfo, decide di arruolarsi con i fascisti nella guerra di Franco dopo essersi salvato da un’esplosione di grisù che aveva già ucciso suo padre cavatore anch’egli. La scelta di arruolarsi in una guerra non sua non era determinata né dalla fede fascista, tantomeno dall’amore per le armi, quanto dal bisogno di sfuggire all’”antimonio” e di guadagnare dei soldi da mandare alla sua giovane moglie. Ad un certo punto del racconto, il personaggio di Sciascia, non solo realizza che le ragioni che l’hanno spinto in Spagna sono state “la povertà, la zolfara il fascismo”,  ma vede che i repubblicani, nemici da combattere, sono gli stessi umili e poveri che vivono la sua patria: “il ricordo di mio padre, della sua morte, e la visione di mia madre, che a sessant’anni e con i dolori di artrite andava a fare il mezzo servizio nelle case dei ricchi, non mi lasciava mai: ma solo perché avevo avuto l’atroce rivelazione di essere venuto in Spagna per combattere contro la loro speranza, contro la speranza di gente come loro e come me”.

Oggi il panorama politico ripropone un’idea di patria diversa dalle affermazioni del rocker russo o del personaggio di Sciascia. La nuova idea di patria (che poi tanto nuova non è!) pare trarre origine dalla dottrina che aveva scritto il motto fascista “La Patria si serve anche facendo la sentinella ad un bidone di benzina”. Così come in quel vecchio motto che, nella essenzialità della parola “sentinella”, richiama alle armi, al vigilare contro un presunto nemico, anche la nuova idea di patria, che arruola larghi consensi elettorali, ci vuole “pronti a difendere i confini dell’Italia” perché qualcuno, non si sa bene chi e come, “vuole destabilizzare la nostra nazione e l’Europa”. Stavolta il viaggio in Spagna, così come fece il fascismo con la guerra civile spagnola, ci verrà risparmiato perché ci stanno dicendo che il nemico è alle porte del nostro Paese e, a completamento del paradigma, a breve potremmo anche ricevere ordini sui fiancheggiatori interni alla nazione.

A questo punto vale la pena chiedersi: cos’è la patria? Quale terra, popolo, piante, pianure, montagne, animali, foreste, etc. merita di essere vissuta ed agognata quale patria? E l’amor di patria, linfa vitale della patria che non a caso contiene la parola amore, non dovrebbe essere la forza che ci rende universalmente vigili partigiani contro le catene della disperazione, della povertà, della degradazione dell’essere umano anziché tramutarci, secondo drammatici e ignobili esperimenti politici, in feroci e sciocchi cani da guardia?

Mala tempora currunt sed peiora parantur, (corrono brutti tempi ma se ne preparano di peggiori); aspetteremo i nuovi eventi così come si attende la pioggia, con l’ombrello in mano!


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