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Il gazebo di Piazza Umberto I tra “coscienza civica a geometrie variabili” e “prostituzione intellettuale”

Interpellato sul nuovo gazebo di Piazza Umberto I da alcuni amici latianesi, indignati per l’opera, ho risposto che mi risultava particolarmente curiosa la loro presa di posizione poiché piazza Umberto I è da tempo luogo in cui si perpetuano abusi che hanno reso lecito ciò che invece non lo è. Un esempio su tutti è la famosa isola pedonale domenicale indicata da segnaletica stradale e voluta da un ordinanza municipale. Ebbene, dopo un breve periodo (seguito ad una mia segnalazione) in cui la domenica mattina veniva rispettato il divieto di circolazione alle autovetture e motocicli, si è tornati ad assistere alla negazione di un’area pedonale urbana, permettendo a comodi concittadini, nelle ore in cui vige il divieto, di parcheggiare e transitare per piazza Umberto I. Rivolgendomi ancora ai miei interlocutori, ho concluso che il loro intransigente senso civico era tutto fuorché intransigente, anzi appariva più che
 altro una specie di “coscienza civica a geometrie variabili” applicato con criteri piuttosto pittoreschi dettati comunque da una certa convenienza. Infine gli ho fatto notare che in Piazza, prima del gazebo dell’indignazione, ce n’erano già due per i quali, tranne qualche sparuta voce, non c’è stato risentimento da parte di alcuno.
Ma la questione «nuovo gazebo in piazza Umberto I», oltre lo sdegno dei vulgares, ha svegliato anche il risentimento di docti viri . Infatti dotte personalità, opinionisti da facebook, ex (ed in cuor loro futuri) attori politici, si sono strappati i capelli nel manifestare la loro indignazione contro un’amministrazione che ha autorizzato un gazebo che a lor avviso risulta essere un pugno nell’occhio che deturpa e abbruttisce la piazza. A sentir ciò mi viene da chieder loro se gli altri «pugni nell’occhio» presenti in piazza siano stati così forti da accecarli al punto che non riescono a vederne l’esistenza? È chiaro che questi colti concittadini hanno voluto vedere ciò che a loro fa più comodo e che, nello stesso tempo, possa essere strumentalizzato o contro l’amministrazione comunale o contro il poveretto che ha investito nella nuova piccola attività commerciale. C’è una diffidenza da parte mia che potrebbe avere dell’inquietante, perché m’assale il sospetto che certe prestazioni intellettuali possano essere riconducibili ad una sorta di “prostituzione intellettuale” offerta a fini di tornaconto personale, a chi potrebbe avere un giovamento dalla chiusura della nuova attività.
Personalmente penso che la costruzione del nuovo gazebo, per una questione di equanimità, andava autorizzata (come del resto l’amministrazione comunale ha giustamente fatto); magari bisognava ricercare quegli accorgimenti architettonici che avrebbero reso la struttura armonica al contesto che la ospita. Infine vorrei riportare l’attenzione dei lettori sugli elementi caratterizzanti di questo post: la “coscienza civica a geometrie variabili” e la “prostituzione intellettuale”; sono queste le reali cause che contribuiscono a deturpare una qualche forma di coscienza sociale latianese, intavolando non un dibattito costruttivo ma una sorta di baccanale.

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