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Hamza Kashgari: usiamo la nostra libertà per promuovere la sua.

Hamza Kashgari è un giovane ventitreenne Saudita, editorialista del quotidiano El Bilad. Il 4 febbraio ha postato su Twitter in un dialogo immaginario con il profeta Maometto, dicendo al messaggero di Allah: «ci sono cose di te che mi piacciono, ma anche delle cose che detesto e altre che non riesco più a capire». Ha poi proseguito osservando che «le saudite non possono andare all’inferno perché, vivendo in Arabia Saudita, all’inferno ci sono già». In un paese fondamentalista come l’Arabia Saudita questo genere di affermazioni significano eresia e portano persino ad una condanna a morte. Infatti il giovane, nel tentativo di fuggire in Nuova Zelanda, ha preso un aereo che ha fatto scalo in Malesia, dove è stato arrestato e rimpatriato. Da allora è scomparso.
Secondo il quotidiano Le Monde – da cui ho appreso la notizia – la vicenda mostra tutte le ambiguità
 dell’Arabia Saudita, alleato tradizionale degli USA, che «fa parte della coalizione che difende l’insurrezione siriana in nome dei diritti umani. Ha contribuito a rovesciare il dittatore libico Gheddafi. È tra i partner commerciali privilegiati di Stati Uniti ed Europa. Ma è anche uno dei paesi più reazionari della regione, di quelli che violano le libertà individuali e reprimono le minoranze sciite». A mio avviso mostra anche tutte le ambiguità dell’occidente che è sempre pronto a denunciare le violazioni dei diritti umani in altri paesi della Regione intervenendo - in nome di tali diritti - anche con le armi; mentre è pronta a chiudere un occhio sulle violazioni che avvengono in un Paese amico come lo è l’Arabia Saudita. Eppure vista la consolidata amicizia sarebbe meno complesso per gli USA e per l’Europa ottenere da Ryad, attraverso il dialogo, progressi in tema di diritti umani senza spargimenti di sangue. Per questo motivo ho aderito alla petizione Hamza Kashgari Libero!, dove si chiede al Ministro degli Esteri Giulio Terzi di intraprendere ogni iniziativa diplomatica fattibile per evitare e la condanna a morte e, possibilmente, qualsiasi restrizione della libertà personale del giovane. Concludo parafrasando una frase alquanto popolare in questo periodo: usiamo la nostra libertà per promuovere la sua, o meglio, la loro.

Per aderire alla petizione cliccate su

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