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Latiano: lottizzazione di zona Smargiasso. E se vi fosse il ricorso al TAR?

Con le sentenze 951/2011 e 1568/2011, il TAR di Brescia ha introdotto nella giurisprudenza amministrativa italiana nuovi elementi di diritto in tema di ambiente e consumo del territorio. Con la prima sentenza è stato bocciato il nuovo piano regolatore del Comune di Soncino (Cr) per aver giustificato la necessità di un ampliamento urbanistico con prospettive demografiche “gonfiate”. Mentre con la seconda è stato respinto il progetto di insediamento di un polo logistico proposto dalla ditta Sa-Fer e fortemente voluto dalla Provincia di Brescia e dal Comune di Azzano Mella (Bs). Da quest’ultima
 sentenza sono emersi due elementi di straordinaria importanza per la tutela del territorio:
  1. «sottrarre aree agricole significa autorizzare una edificazione che altererà gli equilibri dei valori ambientali tra aree urbanizzate ed aree naturali»
  2. Consumando territorio si incide «sulla qualità della vita che [il comune] era tenuto a garantire alle generazioni future»
Più volte su questo blog ci siamo interessati della lottizzazione a Latiano di zona Smargiasso che l’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco De Giorgi, ha fortemente e unanimemente voluto. È stata pure considerata l’incongruenza del piano che prevede l’utilizzo di terreno agricolo per la costruzione di nuove abitazioni, nonostante Latiano abbia numerose abitazioni inutilizzate e altrettante in vendita; perciò risulta poco chiara la necessità di togliere terreno agricolo per trasformarlo in spazio urbano. Oltretutto è poco credibile l’ipotesi che, attraverso il piano di lottizzazione, vi sarebbe un risveglio del settore edile, poiché eventuali ristrutturazioni degli edifici esistenti risulterebbero più confacente a tale obiettivo. Pertanto sin quando l’amministrazione De Giorgi non dimostrerà con dati reali la necessità, per la popolazione latianese, di questo ulteriore consumo del territorio, si rimane convinti che il fine reale della lottizzazione di zona Smargiasso si basa su motivazioni incomprensibili se visti sotto la lente dell’interesse pubblico e generale.
Alla scelta dell’amministrazione comunale, comunque, si sono opposte (almeno a parole) le forze politiche di opposizione, giungendo però ad un nulla di fatto. Potrebbero invece risultare interessanti le indicazioni emerse dalla succitata sentenza 951/2011, in cui il Comune di Soncino si è visto bocciare il piano regolatore per «illogicità ovvero incoerenza manifeste» tra le prospettive demografiche (gonfiate) presentate nel piano regolatore e le reali necessità della cittadina lombarda. Pertanto stando alla giurisprudenza, sul caso latianese, potrebbe essere percorribile anche la via di un ricorso al tribunale amministrativo.
Concludendo, si vuole sottolineare l’elemento più forte emerso dal discorso: il consumo del territorio, nel nostro caso agricolo, per fini urbanistici pone in essere serie responsabilità sulla qualità della vita delle generazioni future e forte un impegno che non possiamo più permetterci di declinare.

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