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I diritti negati ai bambini del Burundi e quelli negati ai nostri figli



«Democrazia è una parola che più se ne parla e meno ve n’è in circolazione» è una frase detto da un politico durante uno dei tanti talk show televisivi. Stessa sorte pare stia accadendo alle parole «diritti» e «legalità». Avendo bambini in età scolare, ho avuto modo di partecipare, negli ultimi tempi, ad almeno tre manifestazioni di progetti scolastici che hanno avuto come tema i diritti dei bambini e la legalità. Si è parlato di bimbi a cui in diverse parti del mondo a causa della guerra, di ragioni sociali e
 religiosi vengono negati i diritti che la Carta dei diritti dell’infanzia dell’ONU riconosce ad ogni bambino. Già a questo punto si potrebbe obiettare che la responsabilità di molte condizioni difficili sono da addebitare a politiche e a ragioni di mercato che nascono da istituzioni occidentali (multinazionali, governi esclusivamente funzionali all’imprenditoria, etc.). Ma qui si vuol parlare dei diritti negati quotidianamente ai nostri bambini. Certo mi si obietterà che non si può paragonare ciò che succede ad un bambino afgano o keniano con quello che può accadere ad un bimbo in Italia. Infatti il paragone non lo faccio e comunque se si tratta di educare dei futuri cittadini - come si dice ora - “attivi” bisogna aprirgli gli occhi su ciò che li circonda. Come si può parlare di legalità e di diritti quando gli edifici scolastici in cui i bambini imparano ad essere cittadini sono privi di certificazioni di sicurezza e hanno diverse insidie che minano la loro salute? Tanto per citarvi un esempio locale nell’anno scolastico che sta per finire, in seguito a due incidenti gravi accorsi in due diverse scuole dell’infanzia, il comune è stato multato dall’ISPESAL. Un altro esempio è quello della scuola Filippo Errico dove, oltre ai rischi e alla fatiscenza, i bambini vivono in locali in cui ampie vetrate, sprovviste di qualsiasi riparo dal sole, trasformano le classi in torride serre; e gli unici mezzi disponibili per ripararsi dai cocenti raggi del sole sono i fogli di carta. Non sono questi diritti negati? Le istituzioni che operano nel settore (dirigenti scolastici, amministrazioni e dirigenti comunali) negando di fatto ai bambini il diritto alla sicurezza e alla salute non sono contro la legalità? Gli esempi da citare sono davvero tanti, anche in una piccola realtà come quella di Latiano, basta guardarsi intorno e ovunque si trova un diritto negato all’infanzia (e non solo a quella).
Detto ciò, reputo che cercare di far guardare i nostri bambini oltre il piccolo mondo in cui si vive, perlustrando spazi estremi di negazione di diritti all’infanzia, sia assai diseducativo per formare una coscienza civile; poichè il messaggio che passa ai bambini studenti è «non ti lamentare, pensa alle condizioni in cui vivono i bambini del Burundi, Congo o del Myanmar che t’abbiamo fatto conoscere»; e questo discorso, oltretutto, è funzionale ad una retorica opportunistica che viene sfoggiata, proprio nelle manifestazioni sui diritti negati, da “materni” e “paterni” personaggi politici e di altre istituzioni su cui invece grava la responsabilità dei diritti negati ai nostri figli.

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