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Latiano, 8 marzo 2010: la donna tra liste elettorali e Karibuni

Tra i tanti corsi frequentati nella mia prima gioventù, ricordo quello di un eccentrico professore di diritto, che nelle ore in cui doveva insegnarci i rudimenti della Costituzione preferiva parlarci delle sue impressioni e delle sue convinzioni circa la vita. L’avvocato, così lo chiamavamo, era originario di Messina, divorziato e con forte risentimento verso le donne, e le sue lezioni avevano come argomento quasi esclusivamente l’altro sesso. Tanto per comprendere quale rapporto l’avvocato avesse con le donne ogni suo discorso finiva con la frase pronunciata in siciliano stretto «tantu fimmini su». La frase fortemente dispregiativa, che significava “non farci caso a ciò che dicono tanto sono femmine”, chiariva il ruolo che la donna aveva nel mondo di quell’avvocato.


Ma lasciando questi ricordi ai miei 18 anni, e ritornando ai giorni nostri, concediamoci qualche riflessione sul ruolo che ha oggi la donna, proprio mentre si festeggia l’8 Marzo, nella vita politica. Un indirizzo lo possiamo avere dando un’occhiata alle liste preparate dai partiti latianesi per la campagna elettorale in corso.

I candidati alla poltrona di Sindaco, ovviamente, sono tutti e tre maschi; e Latiano, nella sua storia, non ha mai avuto un sindaco donna.
Riguardo le liste dei candidati al Consiglio comunale, risulta che la presenza femminile è in media dell’11%; il gruppo con più donne è IO SUD (4 su 14 candidati), mentre sono completamente assenti nel PDL. Questo quadro, in tema di parità tra i sessi, è davvero desolante visto che vi è una parte dell’elettorato non sufficientemente rappresentata, e con essa non sono rappresentati i bisogni propri del mondo femminile. Asili nido, welfare che agevoli le donne durante la maternità, misure di sostegno all’emancipazione femminile anche nel mondo del lavoro  devono essere presentate e rappresentate dalle donne. Infatti sino ad oggi a Latiano, vista la forte presenza maschile in politica, queste misure sono rimaste totalmente assenti dall’agenda politica, e tanto per citarvi uno dei tanti casi, le donne che hanno un infante, a causa della mancanza di un asilo nido comunale, o rinunciano al lavoro o lo devono affidare a strutture private a pagamento.
Personalmente non credo che la forzatura delle quote rosa possa essere una soluzione, ma occorre comunque che i partiti diano più voce alle donne, poiché senza le donne la politica rinuncia a rappresentare almeno metà società e i bisogni ad essa connessi; inoltre con l'esclusione delle donne si rinuncia ad una grossa fetta delle risorse umane disponibili.

Per fortuna che la condizione della donna a Latiano non è solo rinvenibile dalle liste elettorali; infatti vi sono associazioni che in fatto di rappresentanza femminile farebbero impallidire il mondo scandinavo. È il caso di Karibuni, un’associazione di volontariato, che al proprio interno è costituita da 8 donne e 2 uomini, e che presenta un direttivo di 4 donne ed un solo uomo. La concretezza del programma di Karibuni fa comprendere quanto sia necessaria la presenza femminile nel mondo della politica (politica, oltretutto, è un sostantivo femminile).

Da questi elementi si comprende che le donne, in fatto di emancipazione, hanno ancora molta strada da percorrere, ma se rinunciano alla rappresentanza politica questo cammino è ancora più lungo. Non basta, la sera dell'8 marzo, partecipare ad uno dei tanti veglioni per donne, o assistere ad uno spogliarello alla Full Monty per essere emancipate; l'emancipazione, come la libertà, è un cammino sulla via dei diritti che solo le leggi e quindi la politica può dare. Intorno a noi, troppi sono ancora gli indizi che continuano a ricordare la frase dell’avvocato: «tantu fimmini su».

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